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Animali come loro o animali come noi?

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Animali come loro o animali come noi?
“Gli amanti di mia moglie” opera dell’artista Carl Kahler

Ci sono gli animali fantastici, sirene e ippogrifi. Ci sono le Metamorfosi di Ovidio. Oppure c’è Darwin, l’evoluzione della specie ieri ma anche nel domani post umano.

Di tutto ha trattato il festival Dialoghi di Pistoia, che a fine maggio ha concluso la 14esima edizione dedicata quest’anno a “Umani e non umani. Noi siamo natura”.

Tema in cui la bestialità rientra a pieno titolo. E anche molto attuale, non solo per le drammatiche implicazioni di sopravvivenza ambientale, ma perché sta diventando ripetutamente oggetto di spettacolo, come nel caso del racconto di Kafka Una relazione per l’Accademia, che dopo essere stato interpretato da Giorgio Pasotti tornerà in scena al Festival dei Due Mondi di Spoleto, protagonista Luca Marinelli.

Loro e noi. Sei racconti per esplorare il confine tra umano e animale è il volume che, come tutti gli anni, i “Dialoghi” pubblicano in occasione della manifestazione.

Qui, sotto forma narrativa, riemergono i fili conduttori degli incontri: l’incertezza del concetto di umano, il necessario legame con il naturale, l’impossibilità del dialogo fra specie e pure la sua necessità.

Come dice Giulia Cogoli, ideatrice della manifestazione di Pistoia: “Non si tratta di rinnegare le prerogative dell’essere umano (la sua grande capacità di immaginare il futuro, il linguaggio, il pensiero ecc.), ma di riconoscere la sua interdipendenza con gli altri esseri (viventi o inorganici) che abitano la Terra. L’ambiente siamo noi insieme a tutti gli altri esseri che ne fanno parte”.

Di questi esseri, scelti per i sei racconti, inevitabilmente sono gatti e cani a spartirsi la parte da protagonisti.

Nadia Terranova, che solitamente si divide fra scrittura per ragazzi e libri per “adulti” è una “gattolica” (cit. Il gattolico praticante di Alberto Mattioli) e nelle Selvagge racconta non solo di Aida e Venere, ma dell’importanza dei felini nella sua infanzia e del posto che occupano in tutta la sua scrittura.

Come lei, Francesco Carofiglio, fratello di Gianrico e solitamente più dedito al teatro ma autore anche di graphic novel, nella Storia di Puck ripercorre la “necessità” del gatto: puoi considerarlo un peso, pensare di disfartene, decidere di farne a meno, ma sarà lui (o meglio lei: il nome Puck, come il folletto di Shakespeare, è stato scelto prima del fatale incontro con la micetta), dopo aver annusato che non hai “un cattivo odore, e questo non è male”, a decidere della vostra sorte.

A “battersela” con i gatti in Loro e noi ci sono naturalmente i cani. Quello abbandonato sul ciglio di una strada che Caterina Soffici sceglie per far cambiare vita e priorità alla sua protagonista nel Cane perfetto.

O il Jonathan di Emanuele Trevi (con dedica a Massimo Popolizio), “un vecchio e pesante bulldog davvero adorabile”, che da cucciolo è finito per errore su un camion che lo ha portato da Roma a Napoli, intraprendendo un viaggio che l’autore apparenta alla vita umana, “al nostro non sapere niente né di Roma né di Napoli, per non parlare del mezzo di trasporto e di tutto quello che sta tra il punto di partenza e il punto di arrivo. Niente di niente”.

Un’analoga tristezza con fratellanza è quella di Nicola Gardini e del suo L’airone cinerino, che appare in tempo di morte e pacifica i ricordi.

Ma è Nel suo nome di Anna Giurickovic Dato, avvocata catanese e scrittrice, che “il confine tra umano e animale” si avvicina al Kafka della Relazione per l’Accademia spostando interamente il punto di vista sulla gorilla Emma, sull’impossibilità di comunicare con l’uomo che, anche quando è dotato di buone intenzioni, in quell’universo non riesce proprio a entrare: vuole portare la bestia a sé, istruirla come fosse una bambina, anziché provare a capirla.

E questa – a contrario – è un’ottima lezione su come invece dovremmo comportarci. Sia con gli animali sia con il resto del mondo vivente.