Home Libri C’erano una volta le riviste patinate…

C’erano una volta le riviste patinate…

0
C’erano una volta le riviste patinate…
Un'immagine dal film "Il diavolo veste Prada"

Per me l’eleganza è portare un abito vecchio come se fosse nuovo, e uno nuovo come se fosse vecchio. Andrei ancora più in là. Per esempio, non ho mai messo un paltò appena comprato: ho aspettato sempre l’anno dopo”.

Non sono lezioni di stile, sono frammenti di una grande vita quelli che Carla Vanni ricorda nel Diario incompleto (di giornalismo e di moda), che ha scritto con Egle Santolini.

Quelle del libro non sono nemmeno lezioni sull’importanza dell’attesa: Vanni i tempi li ha bruciati tutti, da quando è entrata per uno stage rigorosamente a termine (nel suo futuro c’era l’avvocatura) nella redazione di Grazia, per poi diventarne direttrice, arrivare a dirigere il network internazionale con 21 edizioni nel mondo, entrare nel Cda Mondadori. In totale: 60 anni di vita&moda, circa 14.400 sfilate.

Incontri speciali

Sono ricordi lontani, ma non sono sbiaditi” che attraversano le pagine. Alcuni particolarmente limpidi. Tutti con nomi e cognomi. A partire dalla A di Armani, l’amico che le consigliò di evitare certe gonne che non le stavano bene, e da allora nacque la divisa camicia bianca e pantalone. Ma la A è anche… “Il fotografo Gianni Della Valle (nessuna parentela con Diego) era arrivato con un’indossatrice stupenda. Era la prima volta che succedeva. Parlando di lui si diceva: sì, è simpatico, ma non riesce mai ad avere una ragazza veramente bella. Quell’anno tutto cambiò. La modella era fantastica, e in più forte e di buon carattere, tanto che lo aiutava a trasportare dappertutto il materiale, macchine, cavalletti e rulli compresi. Della Valle aveva stampato sul volto un sorriso beato, e (…) cercava a ogni costo di farci capire qualcosa. La ragazza era sua, in esclusiva: in ogni senso. E non l’avrebbe ceduta a nessuno. Si andò avanti così per l’intera settimana di lavoro, finché scoprimmo il nome della sua indossatrice. Si chiamava Amanda Lear”.

Le barzellette ad Arcore

Anche la lettera B contempla un nome illustre e relativi aneddoti. “Quanti comunisti ha nella sua redazione?”. “Nessuno!”: fu così il primo incontro con Silvio Berlusconi. Cui seguì una rosa d’argento e l’invito ad Arcore con “le teste del giornale”.

Giro conoscitivo della villa, con un enorme letto circondato di libri, il bagno contornato da televisori, la cappella privata dove il padrone di casa “si buttò in ginocchio mentre i canti gregoriani invadevano l’ambiente”.

E infine la cena tricolore con barzelletterivisitate per le signore presenti e domanda cruciale: ‘Alzi la mano chi tiene al Milan!’. “Io la mano non l’alzavo, al Milan non tenevo e, soprattutto, non m’interessava assolutamente il calcio. Ma l’orrore fu scoprire che improvvisamente tutti, nessuno escluso, tenevano al Milan e mi guardavano con aria di disapprovazione. Non avevo capito proprio niente. Non sapevo vivere”.

Una vita da globetrotter

Ma Diario incompleto non è un alfabeto di persone, anche se – dal mondo della moda a quello dello star-system a quello dell’imprenditoria – vi si trovano tutti i nomi importanti. Nel libro si snodano storie che “sembrano più sogni che ricordi”, in un flipper accelerato di voli, redazioni da allestire, giornalisti da formare: “Quattro giorni, Milano-Città del Messico andata e ritorno, con il primo numero impostato. Due giorni a Istanbul. Mi raccontano che il Bosforo è bellissimo. Quattro giorni a Seul, immersi nell’aglio fino al collo. Quattro giorni a Shanghai a lavorare giorno e notte per rispettare i loro tempi, e per renderci conto che l’interprete ci parlava in inglese e non in cinese. Un giorno e mezzo ad Amburgo, in una redazione bellissima, tutta bianca, ma annegati nell’odore di cipolla, per creare un’atmosfera di amicizia e collaborazione”. (Come si evince, la Vanni appartiene alla famiglia dei Dracula e dei Tatò: aglio e cipolla proprio non li tollera).

Moda e impegno sociale

Fra le sfilate dell’amico Armani, dell’amato Versace dalle giacche perfette, di Krizia o di Prada, trova anche spazio una vena sociale. Quella che, in tempi in cui questo nessun giornale di moda lo immaginava, la direttrice assegna a Oliviero Toscani un servizio su una ragazza anoressica. Oppure si spende per la campagna contro il burqa – “Era inaccettabile che con un pezzo di stoffa si potesse calpestare la dignità, la presenza di una donna” – e porta all’Onu le firme raccolte fra le lettrici.

Tifoni e insolazioni, risate e impegno. “Eravamo un’isola felice in un mondo che cambiava. Intorno a noi scoppiavano le guerre, la società mutava in continuazione, le crisi economiche creavano differenze sempre più profonde. E noi insistevamo a occuparci di moda, bellezza, stile, di temi apparentemente superflui”.

Eppure, quando i giochi sono fatti e si avvicina il momento di chiudere con il mondo di Grazia e con il Diario incompleto, Carla Vanni confessa: “No, non posso pensare a un mondo senza la fantasia della moda”.