Home Libri La propaganda insicura di Goebbels

La propaganda insicura di Goebbels

0
La propaganda insicura di Goebbels
Joseph Goebbels (al centro)

L’immagine che si ha del ministro della Propaganda del Terzo Reich è quella di un ometto zoppo, esaltato, abile sperimentatore degli apparati propagandistici dell’impero hitleriano.

Il noto storico tedesco Peter Longerich, che alterna docenze a Londra e Monaco, nel suo libro Goebbels (Einaudi) ci racconta in quasi mille pagine un’altra realtà di Joseph Goebbels.

Tra esaltazione e sindrome depressiva

Dal profilo fisico è un uomo che nasce con il cosiddetto “piede equino”, malformazione che lo fa zoppicare visibilmente. Oltre all’impossibilità da ragazzo di giocare con i coetanei, una simile inabilità lo rende inidoneo al servizio militare; il diciottenne Joseph resta, quindi, lontano dal fronte della guerra mondiale.

È probabile che a queste profonde limitazioni e alla ferita sul piano della virilità e dell’orgoglio sia dovuta l’alternanza ineliminabile fra la tendenza all’esaltazione e la sindrome depressiva che con gli anni si acuisce.

Nell’aprile 1945 l’incapacità, sua e della moglie Magda, di accettare la sconfitta del Terzo Reich li porta prima, di suicidarsi, ad assassinare i loro sei figli. In quelle ore tragiche la sempre precaria bilancia finisce con il pendere esclusivamente dal lato della reazione depressiva.

L’immediata sintonia con Hitler

Gli studi rappresentano la principale compensazione a un’adolescenza e una giovinezza di frustrazione e rabbia. Ma lo sbocco accademico, conclusosi con un brillante dottorato in germanistica, gli offre soltanto incarichi di precariato giornalistico; complice la profonda crisi economica e sociale che affligge la Germania sconfitta fra 1923 e 1932 offre ben poco ai laureati.

Deve arrivare la scossa del gruppo di esaltati fra revanscismo post bellico e nostalgia per una grande Patria potente: ecco che il piccolo uomo, dalla pelle olivastra, i tratti sgraziati, frustrato, già impregnato di antisemitismo trova il Vate del futuro germanico in un ex caporale che ha fatto la fame nella Vienna anni Dieci. Goebbels e Adolf Hitler entrano in veloce simbiosi fino al suicidio di entrambi vent’anni più tardi.

La famiglia Goebbels con Hitler

Può sembrare strano che un intellettuale di indubbie capacità e cultura si mischi all’ammasso di sbandati, ex eroi di guerra, profittatori, scalatori sociali che di lì a qualche anno costituiscono l’Olimpo dei gerarchi uncinati. Ma è proprio all’ombra di quel regime apparentemente omogeneo che herr doktor Goebbels, come tiene a essere chiamato, trova finalmente la propria strada. Presto condividendola con la ex moglie di un ricchissimo imprenditore, Magda Quandt.

Liti e “sgambetti” per il potere

In realtà – come spiegherà nel 1942 il giurista della Scuola di Francoforte Franz Neumann nel volume Behemoth. Teoria e prassi del nazionalsocialismo – il Reich solo in apparenza è monolitico.

Si contrappongono costantemente le quattro più potenti entità: il Partito, le Forze armate, le SS e l’industria. Lotte di potere per una poltrona ministeriale, la direzione di un giornale, la nomina a rettore di una prestigiosa università (si pensi a Martin Heidegger a Freiburg) fanno scontrare fra loro i bonzi in camicia bruna.

Si scopre allora che Goebbels potente lo è, ma senza arrivare mai a essere il capo assoluto dello strategico Ministero della Propaganda. Troppo frequenti gli scontri, sistematiche le lotte tra le varie mafie naziste, in particolare costante l’odio reciproco con soggetti come il ministro per i Territori dell’Est, l’ideologo Alfred Rosenberg.

Si legga, per fare un solo esempio, il paragrafo 9 del capitolo X dedicato proprio a Organizzazione del ministero per la Propaganda.

Al Führer tocca sempre l’ultima parola

Altro interessante approfondimento Longerich lo traccia a pag. 258, quando analizza il rapporto travagliato con la regista, montatrice, attrice Leni Riefenstahl.

L’annuale congresso del partito a Norimberga e la relativa direzione dei lavori vengono sottratti a Goebbels per essere affidati alla giovane arrampicatrice e geniale regista – che il ministro, peraltro, stima assai poco.

Lei ha in qualche modo sedotto Hitler: e nel Terzo Reich, sebbene policratico e popolato da scontri fra gruppi di potere, alla fine, comunque, è proprio e sempre il Führer ad avere l’ultima parola.

Le lodi al compositore Paul Hindemith da parte del direttore d’orchestra più apprezzato fra anni Venti e Cinquanta, Wilhelm Furtwängler, vengono fatte pagare con una marcia indietro del maestro. Solo così colui che Adorno definisce “il guardiano della tradizione musicale tedesca” viene riabilitato e spinto nell’empireo della musica sotto il nazionalsocialismo. Il tutto sotto l’abile regia di Goebbels (pp. 265/67).

Lo spot della “Guerra totale”

Dunque, un’alternanza di vittorie e sconfitte, attacchi e ritirate ci mostra un uomo, intellettuale in gran parte mancato, marito sofferente, fra i più alti dirigenti del regime, eppure ormai allenato a difendersi da tranelli e maldicenze, invidie e complotti.

Nel suo curriculum non mancano nemmeno tentativi maldestri di attivare trattative per una pace separata con gli Occidentali. Eppure, il dottor Goebbels continua fino all’estremo a fare il proprio lavoro di gran maestro della Propaganda, occupandosi di stampa, radio, teatro, cinema, parate, comizi.

È sua la regia disperata, esaltata, livida di odio delle giornate che nella primavera 1943 lanciano la Total Krieg, la guerra totale. Prodotto estremo della grancassa pubblicitaria uncinata.

Con essa verranno lanciati allo sbaraglio, spesso mortale, sessantenni e tredicenni della riserva nazionale: fucili malandati o un panzerfaust che pesa più dell’adolescente che lo regge sulle spalle per illudersi di poter affrontare l’efficienza imbattibile dell’Armata Rossa.

La famiglia Goebbels ridotta a otto cadaveri allineati davanti agli occhi esterrefatti dei vincitori nel giardino antistante il bunker hitleriano sono l’estremo pegno pagato all’esaltazione genocida al servizio del Terzo Reich.

Unica consolazione che anziché gli annunciati roboanti mille anni, la sua durata sia stata di dodici anni. In cui Goebbels è stato, solo nel male, uno dei protagonisti.