Home Visioni Martin Parr e le vacanze della middle class

Martin Parr e le vacanze della middle class

0
Martin Parr e le vacanze della middle class
Martin Parr, Banchetto inaugurale del sindaco di Todmorden, 1977

Se siete appassionati di fotografia, non potete perdervi la mostra che Martin Parr ha deciso di realizzare al Mudec Museo delle Culture di Milano.

Parr è un fotografo leggendario perché pochi come lui hanno saputo ritrarre le luci e le ombre della nostra società con un’attenzione particolare al turismo di massa.

Le masse in movimento

Avete in mente quegli scatti che ci sorprendono mentre facciamo finta di tenere in piedi la torre di Pisa? Oppure quelli in cui siamo stipati in una calle di Venezia? O, altri, che ci fissano mentre ci arrostiamo al sole di pienissime spiagge? Ecco, quelle sono le cose che Martin Parr ama ritrarre, questa è la sua cifra stilistica.

La torre pendente, Pisa, 1990. Da “Small World”

La vita ordinaria della classe media mi interessa, sono attratto da ciò che fa, dai suoi desideri, dalle sue occupazioni e preoccupazione“, ci ha detto mentre lo abbiamo incontrato nelle sale del museo milanese dove fino al 30 giugno è esposta Short & Sweet, corta e dolce, la mostra che sintetizza una fortunata carriera con la macchina fotografica in spalla.

Uno sguardo da antropologo

Settantun anni, di indole sorprendentemente timida, un po’ acciaccato dagli anni ma sorridente, l’inglese Martin Parr è di fatto uno dei migliori antropologi della contemporaneità.

Da bravo Britishman, padroneggia l’ironia pungente e il suo sguardo è quello di un documentarista che esamina da vicino vizi e virtù dell’Occidente. Prodotta da 24 ORE Cultura in collaborazione con Magnum Photos, questa sua personale si presenta con oltre 60 fotografie selezionate direttamente da Mr Parr: visitarla è un piacere, complice un allestimento azzeccato dove a un certo punto compaiono anche delle sdraio poste sulla sabbia per ricreare certe atmosfere da lui fotografate.

Il percorso della mostra

Si procede in ordine cronologico partendo dai primi progetti in bianco e nero del giovane Martin Parr che, insieme alla futura moglie Susie Mitchell, lascia Londra e se ne va nelle periferie dello Yorkshire per ritrarre inglesi “not conformist.

Qui fotografa anche alcune realtà interessanti come le sempre più numerose chiese metodiste, nate in ribellione con la corona inglese: nelle cappelle e negli oratori Parr ritrae un’Inghilterra poco nota ai più.

Gli inizi in Gran Bretagna

Il suo Paese resta una vivace fonte di ispirazione: alla fine degli anni Settanta Par firma la deliziosa serie “Bad Weather”, fatta di scatti ripresi con fotocamera subacquea, in cui immortala temporali e le nevicate sull’amata Inghilterra. Mentre tutti immortalano una bella giornata di sole, Martin Parr sceglie il bianco e nero. Il colore esplode invece negli anni Ottanta, specie nei leggendari reportage dalle spiagge di Brighton dove Martin Parr immortala la working class in vacanza: ne escono immagini grottesche e surreali, eppure di profonda umanità.

La serie “Small World”

Questo inconfondibile “stile Parr” si ritrova anche nei lavori successivi, tra gli anni Novanta e Duemila, in particolare nella serie “Small World” sul turismo di massa cui appartengono i suoi lavori più noti. Lo sguardo sulla politica, ben espresso nella provocatoria serie “Establishment”, e sulla società, come le serie dedicate al ballo, rivelano il piglio infallibile di un fotografo capace di trasformare un dettaglio nel quadro generale.

Spagna, Benidorm. Da “Life’s a Beach” 1997

L’installazione Common Sense

Le fotografie di Martin Parr sono esposte nelle sale del Mudec insieme ad altre 200 immagini in formato A3 posizionate su due pareti ad angolo per formare la suggestiva installazione Common Sense: questi piccoli e coloratissimi scatti appesi solo con degli spilli rappresentano una messa a fuoco ravvicinata sulla cultura di massa dello spreco (junk food, gadget inutili, luoghi di divertimento).

In questo progetto, che è la vera chicca della mostra, l’occhio di Martin Parr si concentra sui singoli dettagli, con accostamenti audaci e inquadrature ardite.

Il risultato finale? Ipnotico.