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Colette e il fascino (in)discreto dei felini

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Colette e il fascino (in)discreto dei felini

Curiosa, eppure riservata. Affettuosa e sensuale. Morbida alle carezze, umida al bacio.

La femmina ideale. Perlomeno, per chi ama il genere. Si chiama Saha, e una volta che si insinua dentro il cuore e la pelle di Alain è destinata a non allontanarsene più.

Le sue peripezie tengono con il battito sospeso. E raggiungono l’acme, con un’emozione che si mescola alla rabbia, quando la rivale cerca di ucciderla.

Per appassionarsi pienamente alla Saha story però, è consigliato che chi legge appartenga a una “specie” particolare, quella degli ailurofili, altrimenti detti: persone che amano i gatti.

I gatti, grandi protagonisti della letteratura

La protagonista de La gatta, che Colette scrisse nel 1933, pubblicandolo inizialmente a puntate su una rivista, è infatti una micia. Una certosina dai riflessi argentei e gli occhi gialli. “Piccioncino azzurro… Diavolino color di perla”, la definisce l’innamorato Alain, biondo giovanotto in procinto però di sposarsi con Camilla.

La gatta è un personaggio ricorrente della letteratura come del cinema, della musica come dei fumetti. Elegante e graffiante, attraversa i generi, rappresentata – volta a volta – vera in pelo e ossa, incarnata in fattezze umane, oppure cantata nella nostalgia di una vecchia soffitta.

Saha nel parterre delle sue colleghe d’arte si distingue perché figlia di Colette. Con quel più quindi di sensualità e libertà amorosa che contraddistingue l’opera come la vita dell’autrice.

La vita “scandalosa” di Colette

Di Sidonie-Gabrielle Colette in questo periodo ci si torna a occupare, anche con dotti interventi come uno firmato da Natalia Aspesi, perché – il 28 gennaio – sono stati 150 anni esatti dalla sua nascita. Tutta la sua lunga esistenza, conclusa a 81 anni a Parigi, si presta d’altra parte come i suoi romanzi a stuzzicare l’interesse.

Un primo matrimonio giovanissima con il più anziano “Willy”, editore e giornalista che la spinge a scrivere, le suggerisce di inserire particolari piccanti nelle vicende di quella che diventerà la fortunata serie dei romanzi di Claudine, e lui stesso li firma.

Poi il divorzio, le nozze con il barone Henry de Jouvenel e la liaison con il figlio di lui, diciassettenne. Le passioni al femminile, come quella con “Missy”, che Colette bacia pubblicamente al Moulin Rouge. Il teatro, il giornalismo, oltre 50 titoli e tanti scandali, tanto che alla fine le viene rifiutato il funerale religioso.

La sensualità della micia Saha

Libera come la sua vita, la scrittura affronta temi che oggi sarebbero facilmente bollabili nel novero del politicamente scorretto. Dagli scandali della provincia francese (in cui lei stessa visse, in Borgogna, fino al primo matrimonio) agli amori pre-adolescenziali.

Per ottenere poi un particolare successo con il romanzo a puntate Chéri, che da un lato suscita riprovazioni ma dall’altro appassiona molti, fra cui André Gide, con la storia di un bellissimo ragazzo fra le lenzuola di una matura cortigiana.

Nella produzione letteraria di Colette, La gatta si acciambella quindi perfettamente con una sensualità indiscreta. Lo scontro fra femmine vede da una parte la moglie non ancora ventenne, il suo desiderio “selvaggio” del corpo di lui, davanti al quale Alain prova al tempo stesso fascinazione e ribrezzo.

Urtato dalla “schiena volgare”, infastidito dal suo “gironzolar così tutta nuda” per la camera, dopo il sesso macchinalmente le passa le unghie sul ventre, come avrebbe fatto con Saha. Saha, l’altro polo della passione, osserva da lontano. Sa di essere lei il vero amore, lei che “gli diede un bacio da gatta posando per un attimo il suo naso umido contro il naso di Alain, fra le narici e il labbro”. Lei che, appena lui si corica per dormire, “si mise a raspar delicatamente il petto dell’amico trapassando ogni volta con un’unghia sola la seta del pigiama e toccando l’epidermide quel tanto che bastava a procurare ad Alain un ansioso piacere”.

Alla fine, superato il trauma del tentato gatticidio, non resta che il divorzio.

E la conferma del talento di Colette nel trasformare in erotismo ogni momento della vita. Umana e micesca.